IL COMMISSARIO
R E L A Z I O N E
Sono altamente onorato per l'invito rivoltomi di partecipare a questo importante evento che ricorda i dieci anni di vita, della passione, della forza, dell'efficacia dell'ECAD, di una struttura, cioè, la cui coraggiosa posizione nel campo del fenomeno droga fa onore a questo Paese; una posizione fatta di serietà, di esperienza, di scientificità di decisioni.
Essa resta il nostro più valido punto di riferimento.
Sono onorato e grato dell'invito a trattare della lotta alla droga e della posizione italiana, spesso non correttamente conosciuta anche perché altrettanto spesso contraddittoria a seguito dei diversi atteggiamenti assunti sul fenomeno dai numerosi governi che il mio Paese ha avuto negli ultimi cinquanta anni; l'attuale governo ha assunto una posizione di più marcata severità, con decisioni delle ultime settimane.
Tratterò quindi con grande rapidità:
- dei fatti avvenuti,
- dei progetti iniziati,
- delle realizzazioni, ma anche delle parole, dei tentativi posti in essere da chi si oppone alle nuove politiche antidroga.
Per i fatti, cioè per quello che è definibile con certezza, mi affido ad alcuni numeri.
E i numeri dicono che nello scorso anno, 2002, in Italia sono stati sequestrati:
- Kg 2.584 di eroina
- Kg 4.035 di cocaina
- Circa 400.000 dosi di sostanze anfetaminiche (cioè ecstasy, MDA, ecc)
Il tutto nel corso di 20.600 operazioni antidroga.
Non amo l'aridità dei numeri che poi, nessuno ricorda: è più
facile ricordare invece che mai, nella storia del mio Paese è stato sequestrato un quantitativo del genere di eroina; mai, prima, una quantità tale di cocaina; mai, sono state sequestrate tante pastiglie di ecstasy.
Questi poco invidiabili records - anche se in modo indiretto - ci dicono che il fenomeno/droga nel mio Paese continua a manifestare altissimi livelli di pericolo.
Desidero però soffermarmi brevemente sul problema cannabis, e non perché alcuni continuano a definirla "leggera" contro ogni risultanza scientifica, e lo fanno nella speranza che l'ossessiva ripetizione dell'aggettivo "leggero" orienti e convinca la maggioranza delle persone verso l'ipotesi di legalizzazione della sostanza.
Per incidens, - ma l'ho già riferito - non posso non plaudire all'attenzione che la Svezia costantemente pone a questa materia; il convegno sulla cannabis, qui tenutosi solo due mesi fa e che ha avuto una risonanza mondiale, ha rilevato l'inconsistenza delle posizioni liberalizzatrici, ha sconfessato i sostenitori della tesi della sua efficacia terapeutica nei casi di gravi malattie, ultima, questa, delle tante "invenzioni" tese a far passare surrettiziamente la proposta del suo uso libero.
Ribadisco quindi la mia ammirazione per un Paese che costantemente affronta il tema droga nell'ottica dell'assennatezza, della verità, del rigore scientifico.
Vorrei poter dire le stesse cose per altri Paesi.
Desidero soffermarmi quindi sulla cannabis perché le sue attuali provenienze hanno condotto l'Italia ad occuparsi di due nuovi scacchieri operativi di cui, inspiegabilmente, non si parla molto nonostante siano entrambi - pur se diversissimi - gravemente preoccupanti per l'intera Europa.
Il primo scacchiere: abbiamo, dall'altra parte del mar Adriatico, ad un'ora di navigazione dalle nostre coste, paesi che si sono convertiti, in pochissimi anni, alla produzione della cannabis.
Basti pensare che all'inizio degli anni '90 i sequestri in Italia, nel corso di un anno, a cittadini albanesi, non superavano i 300/400 grammi - ripeto, grammi - di cannabis; alla fine degli anni '90 - e cioè nel giro di 7/8 anni -, i 400 grammi, sempre a carico degli stessi stranieri, sono diventati decine di migliaia di kilogrammi, cioè decine e decine di tonnellate.
Lo scorso anno, oltre 45 tonnellate.
Le coltivazioni occupano, ora, la quasi totalità del territorio del piccolo paese balcanico, e ciò è avvenuto nella sostanziale inerzia di alcune autorità locali e con la consulenza di specialisti stranieri talché il principio attivo della marijuana - il famigerato "THC" - che solo pochi anni fa si aggirava intorno all'1, - 1,5% - giunge ora al 15 - 18 - 25%!
E se è vero che ciò che si sequestra in un paese è compreso, mediamente, tra il 5 ed il 10% di ciò che vi viene effettivamente contrabbandato, è agevole ritenere che in Italia giungono dall'Albania non meno di 500 tonnellate di marijuana.
In una "Risoluzione" di questi giorni dell'Unione Europea si afferma che la produzione di sostanze stupefacenti in un paese determina nello stesso paese un incremento della corruzione.
Non escludo che sia anche così, ma sono personalmente convinto che i termini vadano invertiti perché, da numerose esperienze, emerge come sia invece il livello di corruzione di un paese ad attrarre in esso i criminali, siano essi trafficanti di stupefacenti, di esseri umani, contrabbandieri di sigarette, ecc., nella loro continua ricerca di zone nelle quali operare con ridottissimi rischi.
Ciò è tanto vero che ora, in quel paese, si sono stabilmente trasferiti consistenti gruppi criminali stranieri, di località geografiche assai lontane; per essere più chiari, in quel paese operano ora gruppi di sudamericani talché, ad es. la grandissima parte della cocaina che giunge in Italia e che, poi, raggiunge molti degli altri paesi europei, proviene direttamente dall'Albania, dove la cocaina non si produce ma non si produce neppure eroina: ebbene, sui 2584 Kg di eroina sequestrati nel 2002 in Italia, ben 1710 (66%) sono stati sequestrati a cittadini albanesi sul nostro territorio.
Con lo stesso ragionamento fatto per la cannabis, si può quindi agevolmente sostenere che il quantitativo di eroina che ha effettivamente raggiunto il mio Paese si aggiri sulle 30/35 tonnellate, cioè nettamente superiore alle esigenze del consumo interno italiano; il resto va negli altri Paesi europei.
E questa attività è posta in essere dai medesimi gruppi criminali che hanno operato, nel recentissimo passato, nell'ignobile e lucroso traffico di clandestini via mare, che ha provocato centinaia di morti annegati, bambini, donne, vecchi, dai medesimi gruppi che hanno operato nell'altrettanto vantaggioso contrabbando di sigarette, e così via.
Mi si consenta, a questo punto, di commentare una delle ipotesi avanzate dai sostenitori dell' antiproibizionismo.
Come è noto, questo movimento è fortemente rappresentato in Italia; alcuni dei suoi sostenitori siedono in Parlamento e quindi sono legittimati a presentare proposte e disegni di legge nella materia.
In uno di questi, per sottolineare l'opportunità di legalizzare la cannabis, si afferma che la legalizzazione condurrebbe - tra l'altro - alla sconfitta e cioè alla scomparsa di quelle organizzazioni criminali che presiedono al traffico della cannabis.
Poiché, come prima ho riferito, i gruppi criminali che in quel Paese si dedicano alla cannabis, all'eroina, ai clandestini, alle sigarette, al traffico di armi, ecc. sono gli stessi che si alternano alle diverse attività, credere che legalizzare la cannabis renderebbe "disoccupati" quelli che vi si dedicano, significa o non conoscere nulla del traffico, od affermare scientemente il falso, cioè uno dei numerosi inganni, o menzogne, con le quali si cerca di orientare l'opinione pubblica.
Solo per notizia: 7 giorni fa è stato sequestrato, vicino a Bari, un motoscafo con 19 clandestini, 2 kg di eroina e 440 kg di cannabis.
Il Governo del mio Paese intende contrastare il fenomeno, nella stretta osservanza delle Convenzioni internazionali.
Ed intende, ora, farlo con forza, appunto per opporsi all'ipotesi dei legalizzatori, sorretta e finanziata da una notoria "elite di molto ricchi", che con una campagna insistente, ossessiva, prepotente, sta subdolamente inserendosi, ma ancora in netta minoranza, anche nel Parlamento europeo ove si è tenuta, per la prima volta, una "Convenzione antiproibizionista" solo sette mesi fa (Bruxelles, 15 e 16 Ottobre 2002) ed ha tentato, il mese scorso, di inserirsi anche nei lavori della Commissione ONU di Vienna ove però è stato nettamente respinto ogni tentativo di inserire nelle Convenzioni emendamenti suscettibili di promuovere o agevolare l'uso delle droghe illecite.
Ma queste decisioni non debbono illuderci e desidero sottolineare questo aspetto: non possiamo non riconoscere che l'ipotesi antiproibizionista continua a svilupparsi e l'attività di questo movimento trova spazio nei paesi più permeabili" all'idea, che sono, peraltro, i paesi più ricchi, ottenendo in alcuni casi successi rilevanti.
Arrivo, quindi, al secondo nuovo scacchiere operativo: c'è un Paese - forse il più agiato, il più facoltoso -, al centro dell'Europa ma che dell'Unione non fa parte, che proprio in questi giorni sta per varare una normativa che presenta connotati di tolleranza e forme di sostanziale legalizzazione delle sostanze mai sinora previsti nelle leggi di nessun paese.
Rappresento l'Italia nel "Gruppo orizzontale droga", del Consiglio europeo a Bruxelles.
Ebbene, in tale gruppo vengono affrontate le problematiche/droga nei caraibi, sulle rotte balcaniche, nei paesi andini, sulle provenienze dall'Afghanistan, ecc, e rimane invece un assordante silenzio su ciò che di gravemente preoccupante per l'intera Europa accade in un territorio che ben quattro paesi dell'Unione possono raggiungere in pochi minuti - minuti - di auto.
Mi sono recato, nella mia veste di Commissario del Governo, presso le massime autorità centrali di quel paese per rappresentare tutte le riserve italiane su ciò che lì si stava preparando: ho ricevuto risposte sempre cortesi ma con argomentazioni che ricalcavano le solite, medesime posizioni del movimento antiproibizionista mondiale.
La democratica Unione Europea non può che rispettare la sovranità legislativa di quel paese , ma tale paese ha chiesto anche, ora, l'associazione a Schengen, che come è noto consente il libero passaggio alle frontiere di merci e persone.
E' auspicabile una grande, grande attenzione dell'Unione Europea a questa nuova richiesta.
Sarebbe sconcertante assistere inerti a ciò che uno intende realizzare contro le politiche, le volontà, gli interessi di venticinque.
Torno al mio Paese e vengo quindi alle realizzazioni che il Governo ha ritenuto di assumere per affrontare l'attuale gravità del problema droga su basi di concretezza.
Sono stati decisi, tra gli altri, due provvedimenti importanti:
- il primo, la creazione di un Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, affidandolo al un Commissario di Governo, allo scopo di conoscere la vera realtà, e l'entità del fenomeno nel Paese;
- il secondo, la revisione di una parte della legislazione antidroga nazionale;
Al termine dello studio per la conoscenza dello stato del fenomeno, sono stati approntati, come ho detto, pochi giorni fa, un "Piano antidroga", per i prossimi cinque anni, e la bozza di una legge antidroga che si articola su:
- prevenzione;
- informazione;
- cura e riabilitazione del tossicodipendente;
- contrasto severo al traffico ed allo spaccio e, per le sanzioni, nessuna distinzione tra le droghe cosiddette "leggere" e "pesanti"; il Governo ha unito alla sua nuova posizione politica il conforto delle risultanze scientifiche che conducono alla inaccettabilità della divisione tra sostanze "leggere" e "pesanti".
Non è possibile, illustrare in dettaglio le innovazioni portate dalla legge che, ripeto, è una "bozza", ancora in fase di revisione prima di essere presentata al Consiglio dei Ministri.
Nella sostanza, comunque, essa prevede, tra l'altro, misure che non consentano agli spacciatori di fingersi consumatori e di evitare, quindi, le sanzioni penali, come purtroppo ora accade.
E' prevista una tabella contenente i limiti massimi di droga che una persona può detenere per suo uso personale; sopra questo limite scattano severe misure penali (da sei a venti anni di reclusione e, in caso di attenuanti, da uno a sei anni).
Sotto tale limite, sono previste altrettanto severe misure di natura amministrativa (sospensione della patente, del passaporto, del permesso di soggiorno, ecc.).
Riteniamo che l'impostazione della legge rappresenti anche un salto culturale, perché, nella sostanza, essa contiene quello che da tempo chiedono le famiglie, gli operatori del settore, le forze di polizia ed è un modo per introdurre criteri di certezza interpretativa, atteso che oggi i giudici non dispongono di un parametro di riferimento: può verificarsi - e si verifica - che venga assolto, ad es. un individuo che detiene alcuni chili di cannabis con la motivazione che stava andando in vacanza con gli amici ed aveva necessità di una scorta.
Naturalmente i primi commenti alla bozza della nuova legge sono stati negativi da quella parte dell'opposizione che si riconosce nel movimento antiproibizionista e ciò perché tale movimento ha visto ora naufragare ogni ipotesi di futura legalizzazione delle droghe nel mio Paese; esso ha definito il provvedimento come "legge poliziesca e repressiva"; ha tralasciato di sottolineare però, che è anche una legge molto attenta all'altro versante del fenomeno, con tutta una serie di misure a favore di chi, caduto nel tunnel della droga, deve essere curato, riabilitato, reinserito nella società.
La definizione di "legge repressiva" si attaglia, invece, bene, a ciò che la bozza di legge prevede nei confronti di trafficanti e spacciatori, nei confronti delle associazioni criminali, dei produttori, dei trasportatori, dei raffinatori di droga, dei riciclatori dei capitali, con una serie di misure che renderanno sempre più difficile ai suddetti responsabili di sfuggire alle maglie della sanzione penale o di poter godere degli introiti illecitamente ottenuti.
Tutto ciò che viene loro confiscato (beni mobili, beni immobili, capitali in danaro) passa nella disponibilità dello Stato che lo distribuisce alle strutture antidroga o ad altri istituti per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale.
Abbiamo cercato di evitare che anche le "briciole" dei loro illeciti guadagni possano dai trafficanti essere goduti.
Non c'è il tempo per illustrare queste misure né in dettaglio un provvedimento normativo complesso come quello in corso; quando l'iter della legge sarà più avanzato essa verrà resa nota agli organi europei.
Vorrei terminare ora con una notazione sulle "parole" come ho indicato all'inizio, e desidero farlo perché le mie missioni in diversi paesi, europei e non, mi convincono sempre di più che il vero, autentico pericolo che la lotta alla droga corre sia l'efficacia, purtroppo, della disinformazione; essa è sì vuota di contenuti, ossessivamente ripetuta, fumosa e roboante ma è pericolosa perché subdola e suggestiva; si ammanta di parole come libertà, progressismo, modernità, e - quando è finanziariamente ben sostenuta - ha cominciato ad ottenere risultati, come si è visto.
Ma questi risultati vengono anche da nostre colpe: la disinformazione sfrutta infatti anche le nostre viltà, perché alcuni di noi hanno timore, nel contraddirli, di essere attaccati, di essere derisi, insultati, offesi.
E, quindi, non vi si oppongono.
Rimanere inerti, in questo campo, significa andare incontro alla sconfitta; non si perderebbe una battaglia, si perderebbe una guerra, dalle conseguenze inimmaginabili.
Ho usato, poco fa, un termine non molto elegante; ho parlato di menzogne.
Ne ho sentite recentemente anche a Bruxelles ed a Vienna, ma le ho ascoltate da molti anni anche in Italia dove non si dimentica, ad esempio, come venne condotta dagli antiproibizionisti la campagna referendaria nel 1993 per depenalizzare il consumo di droghe: il loro slogan, martellante e ossessivamente ripetuto su tutti i media, e destinato alla notoriamente compassionevole opinione pubblica italiana, affermava che se fosse passata la loro proposta sarebbero finalmente usciti dal carcere gli oltre 10.000 consumatori che vi erano detenuti.
La proposta passò con una ridottissima maggioranza (e con un altissimo astensionismo) ma dal carcere non uscì neppure un tossicodipendente perché nessuno vi era detenuto per il consumo di droghe, ma perché aveva rapinato, ucciso, trafficato, spacciato, rubato,ecc.
Quindi, menzogne; ma, intanto, il consumo venne del tutto depenalizzato, determinando quel vuoto legislativo durato dieci anni che ora si cerca di colmare.
Ora è in atto - come ho già ricordato - il tentativo di legalizzare in modo surrettizio la cannabis attraverso tempestanti inviti all' utilizzazione della marijuana per fini terapeutici; si è giunti, in Italia, ad affermare che se il Governo non autorizzerà tale uso, i malati gravi dovranno rivolgersi alla criminalità per ottenere la medicina da fumare!
Ancora una menzogna.
Si potrebbe continuare a lungo.
Ma conviene invece concludere con un riferimento a quella affermazione antiproibizionista che a me pare la più pericolosa per gli effetti dirompenti che può determinare nel sistema politico di Paesi "disattenti".
La frase, ripetutissima e ben nota, è quella secondo la quale "la scelta repressiva ed il proibizionismo sono falliti, non essendo riusciti a sconfiggere il fenomeno: c'è infatti sempre droga, sempre criminalità, sempre morti. Sono - dicono - necessarie nuove impostazioni criminologiche e terapeutiche" che, poi, non sarebbero altro che depenalizzazione e liberalizzazione.
E' un invito al quale molti danno ascolto.
Ma si tratta di un'altra menzogna.
Premesso infatti che la scelta repressiva del traffico e dello spaccio è tutt'altro che fallita, se è vero, come è vero, che il contrasto all'aspetto criminale del fenomeno presenta livelli di efficacia come in nessun altro settore del crimine organizzato (arresto di Capi di Stato, Ministri, politici e funzionari corrotti; decine di migliaia di trafficanti e spacciatori condannati, sequestro e sottrazione al mercato illecito di miliardi di dosi mortali, confische per miliardi di dollari sporchi, ecc.) c'è da chiedere ai proponenti di questa sconcertante ipotesi quali leggi abbiano condotto alla scomparsa dei reati per i quali erano state emanate.
Qualora la loro tesi fosse, invece, sostenibile, poiché il 95% dei furti continua ad essere impunito, come il 90% delle truffe, come il 90% del contrabbando, come il 70% delle rapine, l' 80% dei furti d'auto, ecc. cosa dovrebbe fare uno Stato di diritto? Arrendersi, depenalizzando il furto, la truffa, il contrabbando e così via perché non si riesce a debellarli definitivamente?
La gravissima, potenziale pericolosità di una tale subdola visione della politica e del modo in cui governare e amministrare la giustizia deve essere fermamente contrastata anche attraverso una attività di corretta informazione che evidenzi l'ambiguità di certe ipotesi, i loro effetti perversi e gli aspetti strumentali di certe soluzioni proposte.
Credere che basti togliere alla mafia una merce per sottrarle il mercato è, anche storicamente, falso, come è provato dall'esempio del proibizionismo americano: una volta perduto l'alcool, la mafia non si è ritirata ne è scomparsa, ma ha subito acquisito, con ferocia, violenza e con le sue enormi capacità finanziarie, un altro mercato, prima praticamente inesistente, la droga.
Si ha, quindi, dell'attività criminale, una visione che - se è in buona fede - (ma è in buona fede?) è comunque profondamente sbagliata: toglietele infatti l'alcool e si getterà, come ha fatto, nell'eroina; toglietele l'eroina e si getterà nella cocaina; toglietele la cocaina e si dedicherà all'ecstasy, all'L.S.D., ad altri veleni resi sempre più subdolamente ambiti.
Non va, quindi, combattuta la "merce"; va affrontata, e duramente, l'organizzazione criminale che tale merce controlla, in ogni campo.
Questa è la filosofia operativa del mio Paese, ora: guerra al crimine.
Concludo: mi si chiede quale sarà il futuro della nuova politica italiana.
E' arduo poter fare previsioni, perché è un futuro che, con i nuovi criteri operativi, sta iniziando proprio ora e che sarà, come spesso è stato, condizionato dalla caratteristica di internazionalità del fenomeno/droga, che comprende e si sviluppa in paesi dai connotati diversissimi: produttori, raffinatori, di transito, di consumo, ma anche paesi ricchi e paesi poveri, tolleranti o severi, lontani o vicinissimi, ecc. e quindi, della filosofia antidroga che in tali Paesi viene praticata.
Una cosa, tuttavia, posso certamente assicurare: l'Italia impronterà la sua azione in maniera assai rigorosa, ed alla strettissima osservanza delle Convenzioni ONU; manterrà, con assoluta certezza, il proibizionismo sulle droghe: tutte.
Sarebbe comunque auspicabile anche un altro proibizionismo: quello sulle menzogne.
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